STANGATE
AI RISTORANTI, BOOM DI CONTROLLI E CONTROLLORI.
Aumentano
i controlli e aumentano le multe, i
sequestri e le preoccupazioni dei clienti.
E’ tutto direttamente
proporzionale, in Italia, basta andare a leggere le cifre ufficiali:
alla voce ‘Igiene
e sicurezza nei ristoranti’,
di certo non possiamo considerarci a cinque stelle.
Numeri
importanti,
che parlano da soli, confermati da un numero qualificato di enti:
Carabinieri,
polizia municipale, Guardia di finanza, Asl, ispettorato del lavoro.
E non finisce qui. Cinque ministeri si occupano nella penisola di
sicurezza alimentare e nei locali pubblici, e c’è chi in questa
abbondanza di controllori vede solo una gran confusione e un
abbassamento dello standard qualitativo.
L’esempio
britannico
Oltremanica,
cinque anni fa, hanno provato a migliorare la qualità dei ristoranti
e a esorcizzare la paura dei controlli: una
vera e propria pagella,
messa in rete dalla Food
standard agency
ed esposta dal locale all’ingresso. La pratica si è diffusa in
Inghilterra,
Scozia, Nord Irlanda e Galles,
dove dal 2013 è diventata obbligatoria.
Il suo scopo è semplice: in
questo modo tutti conoscono il livello
di igiene e sicurezza del luogo in
cui stanno per mangiare e i gestori si regolano sulla base dei
risultati ottenuti per provare a migliorare quel voto pubblico e
consultabile da chiunque. L’organo nazionale preposto, che è uno
solo, si occupa di dare i voti, con la collaborazione delle autorità
locali. E i numeri delle infrazioni sono calati.
Ecco, in
Italia, c’è tutt’altro trend: le
pagelle pubbliche sono per ora solo quelle, senza alcuna oggettiva
qualificazione, dei siti internet di valutazione della bontà del
locale. Ma nonostante questo, le ispezioni delle autorità preposte
non calano. Anzi, si moltiplicano.
Cinque
ministeri, sette tra Asl e organismi vari. Difficile in Europa
trovare un simile esercito di controllori, e le
oltre 100mila ispezioni svolte nel 2014
lo testimoniano. Ancora più complesso provare a quantificare il
numero di persone che ci lavorano, tra forze dell’ordine e “civili”
(che al momento dell’ispezione assumono funzioni di polizia
giudiziaria), ma a scorrere il numero degli uffici preposti
potrebbero essere nell’ordine delle decine di migliaia. Un esempio:
il ministero della Sanità, il padre di tutti i controlli, ha 3
organismi a livello centrale (dipartimento alimenti e nutrizione,
istituto superiore della sanità, comando centrale dei Nas) e 4 a
livello periferico (posti di ispezione frontaliera, uffici sanità
marittima e aerea, uffici veterinari, Nas locali) per sovrintendere
all’igiene degli alimenti e dei locali. Così è anche per Finanze,
Risorse agricole, Industria, Lavoro:
nell’ordine, si occupano coi loro uffici locali di regolarità
fiscale, qualità degli alimenti, autorizzazioni commerciali,
contratti di lavoro. E non è finita. In qualche modo afferenti ai
ministeri, ma non direttamente da questi dipendenti ci sono altri
organismi, tutti impegnati sul territorio: le
Asl,
il servizio di igiene degli alimenti, i servizi veterinari e quelli
di igiene ambientale, l’istituto zooprofilattico, le varie Arpa, i
presidi multizonali di prevenzione.
Gli
spauracchi
Non
si occupano solo di ristoranti, bar e mense, ovviamente, questi enti
(16
in tutto quelli che agiscono sul territorio),
ma di alimenti in senso lato. E tutti, in modo diverso, possono
concorrere al controllo
dell’igiene
nei ristoranti,
alla valutazione e all’eventuale sanzione di un locale. Gli
spauracchi dei ristoratori sono però i Nas
(il nucleo antisofisticazioni dei carabinieri, preparati in modo
specifico su igiene
e profilassi degli alimenti),
gli ispettori delle aziende sanitarie locali, quelli dell’Ispettorato
del lavoro, gli uomini della Guardia di finanza. Arrivano tutti in
borghese, ovviamente senza preavviso, e le loro competenze sono
diverse. E se nel caso di carabinieri e fiamme gialle le sanzioni
possono essere elevate immediatamente, anche quelle penali, negli
altri si può procedere direttamente solo
per via amministrativa.
Le
proteste.
La
più eclatante risale allo scorso anno, quando un locale della
provincia di Udine per un giorno ha praticamente offerto il pranzo ai
clienti, in
segno di protesta contro le 17 visite
tra ispettorato del lavoro, Finanza, Nas e Asl in poco più di sei
mesi di attività. È un ristorante in territorio di Moimacco, in
provincia di Udine, i cui gestori che oltre al successo tra la
clientela hanno dovuto registrare anche, nei primi 190 giorni di
apertura, un’ispezione ogni undici dì, con
multe fino a 18mila euro.
E così, in una calda giornata di luglio, hanno offerto il menu a un
euro. Ma non sono gli unici gestori a protestare, anche se nessuno si
è mai esposto così tanto. Diversi sono i ristoratori che nei vari
forum si lamentano di aver ricevuto a stretto giro di posta Nas, Asl
e Finanza, spesso senza che nessuno riscontrasse illegalità, e tanti
si chiedono il senso di un numero così alto di controllori. E in
Rete sono presenti da tempo i vademecum
per presentarsi puliti al momento della temuta ispezione.
Le
multe
Oltre
6 milioni è stato nel 2014 il
valore economico delle sanzioni, rimanendo ai soli Nas, con 8.460
multe elevate, 5.058 denunciati e un arresto. Una cifra in costante
aumento, così come quella delle irregolarità: oltre 32mila su
105mila ispezioni totali (tra carabinieri e uffici ispettivi delle
Asl), considerando sia la ristorazione collettiva che quella
pubblica. Sugli oltre 450 mila locali censiti dalle Asl, è
un numero preoccupante.

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